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La roccia
è la metafora che più è stata usata per rappresentare
la materia nella sua forma di apparente compattezza, come si credeva che
fosse prima della teoria della relatività di Einstein e degli sviluppi
susseguenti della fisica moderna. Nei primi
30 anni del secolo scorso Planck prima ed Einstein dopo posero le basi
di una vera e propria rivoluzione, in particolare con la teoria della
relatività di Einstein e la sua celebre formula: E = MC2 (E= energia;
M=massa, materia; C= costante, pari alla velocità della luce).
L'energia è uguale alla materia moltiplicato una costante, ovvero
la materia e l'energia sono due volti della stessa realtà. La
materia si può trasformare in energia e l'energia in materia, e
possiamo calcolare con esattezza quanta materia corrisponde a una certa
energia, e viceversa. Così
la materia perde quel valore di compattezza che per secoli aveva avuto
nella fisica classica, ed acquista un valore più fluido: essa è
principalmente energia che "appare" come qualcosa di compatto,
ma non lo è nella sua natura più intrinseca.
Nel contesto
sopra descritto i concetti classici come "particella elementare",
"sostanza materiale" o "oggetto isolato" hanno perduto
il loro significato: l'intero universo appare come una rete dinamica di
configurazioni di energia non separabili, ovvero un unico campo di energia
che si manifesta in vario modo.
Ogni corpo,
vivente o meno, emette onde elettromagnetiche dalla lunghezza d'onda facilmente
calcolabile ("Legge del corpo nero"): questo vale anche per
gli esseri umani, che emettono onde elettromagnetiche nello spettro degli
infrarossi, con frequenza centrale di 9,4 micrometri (tale concetto è
ben noto ai militari, che utilizzano visori agli infrarossi per individuare
i soldati nemici di notte). Chiameremo "frequenze biocompatibili"
quelle relative alla luce visibile ed agli infrarossi corti e lunghi,
in quanto al di sopra ed al di sotto di tali lunghezze d'onda le onde
elettromagnetiche non sono adatte agli esseri umani e possono risultare
anzi dannose (si pensi alle emissioni degli elettrodotti, oppure ai raggi
X). Perché allora dalle mani dell'operatore Reiki non esce anche luce visibile, ma solo radiazioni infrarosse? Anche questo fenomeno è spiegato da leggi fisiche ben note: più di un secolo fa era nota la regola di George G. Stokes secondo cui la frequenza della luce emessa da una sostanza luminescente non può essere maggiore di quella della luce incidente. La teoria dei quanti di Einstein riuscì a spiegare questo risultato, con la cosidetta "Legge della fotoluminescenza", secondo la quale "se la sostanza fotoluminescente non va considerata sorgente continua di energia, l'energia di un quanto di energia emesso non può essere, in base al principio della conservazione dell'energia, più grande di quella di un quanto di energia incidente..." che in pratica vuol dire che le onde elettromagnetiche, quando attraversano una sostanza che non sia essa stessa sorgente autonoma di energia (il corpo umano non lo è) devono per forza uscire con una frequenza minore. Siccome noi siamo compatibili, in ordine di frequenza, con la luce visibile, gli infrarossi corti e quelli lunghi, per forza nelle emissioni del reikista la luce visibile non ci sarà (sarà trasformata in infrarossi, che hanno frequenza minore). E' interessante
notare come le cure basate sull'irradiazione del paziente con onde elettromagnetiche
biocompatibili, prodotte da appositi macchinari, inizino ad essere usate
negli ospedali (da non confondersi con le radiazioni di frequenza
superiore all'infrarosso, le così dette radiazioni ionizzanti,
utilizzate da tempo in medicina come terapia antitumore od altro). Nell'Ospedale
Molinette di Torino in particolare è in funzione una macchina di
questo tipo per il trattamento delle più varie patologie: dall'artrosi,
coxartrosi, meniscosi, alle fratture ed all'insonnia cronica. Una verifica
sperimentale effettuata su 706 pazienti per saggiare il grado di efficacia
della cura mediante onde elettromagnetiche ha rilevato nel 97% dei casi
una risoluzione della sintomatologia che è rimasta stabile ai controlli
a distanza di sei mesi della cessazione della terapia (1).
Un analogo studio è stato portato a termine nel 1998 dall'Università
di Bologna sulle patologie del rachide, con risultato positivo nella stessa
percentuale di casi (2). Per approfondire
i legami tra fisica e pensiero orientale: Per informarsi rispetto alle ricerche scientifiche sul Reiki: leggi gli studi controllati sull'efficacia del Reiki Se ti piacciono le ricerche scientifiche sulle tecniche orientali in generale: leggi le ricerche sugli effetti della meditazione sul nostro cervello.
NOTE (1) Per ulteriori informazioni: Dott. S. Brogli, Div. Ortopedia dell'Ospedale Molinette di Torino. (2) Università di Bologna, Dipartimento di Fisiologia umana e generale: "Effetti di una nuova terapia fisica su patologie del rachide, nell'uomo" - E. Riva Sanseverino, P. Castellacci. (3)
Dott. G. Careglio: titolare di numerosi brevetti industriali e pubblicazioni
scientifiche, ha lavorato fino al 1970 come ricercatore nella divisione
Ricerche Fisiche ed Esplorative della 3M (Minnesota Mining Manufacturing)
nel campo delle radiazioni ionizzanti e della luce visibile. Dal 1970,
presso la Wabco Westinghouse di Torino, si è occupato di ricerche
sulle onde elettromagnetiche non ionizzanti; attualmente è consulente
e specialista di compatibilità elettromagnetica per apparecchiature
industriali. Ultimamente ha esteso le sue ricerche alla biocompatibilità
elettromagnetica, cioè agli effetti biologici conseguenti all'esposizione
umana ai campi elettromagnetici. Powered by EllieWeb |